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Giustizia riparativa nelle comunità è il titolo del progetto che il Centro di Giustizia riparativa della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha proposto dal 2020 al 2022. Finanziato da Cassa delle Ammende, ha coinvolto per la sua realizzazione alcuni Enti Territoriali nella Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, tra i quali la Comunità comprensoriale del Burgraviato e nello specifico il Distretto sociale di Merano.

Il primo obiettivo è stato quello di costruire un tavolo di regia composto da Enti, Servizi e Associazioni per rilevare sul territorio potenziali o esistenti conflitti e di programmare e realizzare azioni concrete. Nonostante la pandemia da Sars-Covid 19, all’attivazione della rete, la comunità locale meranese ha risposto da subito con grande interesse, portando poi alla realizzazione di una serie di azioni che presentiamo qui di seguito.

 

Sportello per la mediazione dei conflitti

La prima azione è stata quella di mettere a disposizione della popolazione uno «sportello di mediazione sociale» accessibile a cittadini/e che hanno portato i loro conflitti con i vicini di casa, e ai comitati di quartiere che hanno chiesto di affrontare alcuni conflitti legati ai parchi cittadini. In questi casi lo strumento scelto per affrontare il conflitto, e provare a trasformalo, è stato quello dei «peace circle».

marco savastano

Community circle

Si è proposto a tutti/e coloro che erano interessati alla questione di portare il proprio punto di vista. A chiunque ha mostrato interesse è stato offerto un colloquio individuale «preliminare» e la possibilità di partecipare al circle con gli altri interessati dal conflitto.

I principi della giustizia riparativa — consensualità, confidenzialità, ascolto non giudicante — hanno permesso alle persone di incontrarsi in un clima che ha facilitato la comprensione e la proposta di soluzioni il più possibile condivise.

 

Verso una scuola riparativa

Uno specifico gruppo di lavoro ha riflettuto sulla conflittualità nella fascia giovanile, che ha talvolta come conseguenza l’abbandono scolastico, e una specifica scuola, la Scuola professionale provinciale alberghiera «C. Ritz», ha accettato la sfida di provare a diventare una «scuola riparativa».

Per cominciare a sensibilizzare gli insegnanti il 25 ottobre 2021 è stato realizzato l’evento «Verso una Scuola riparativa».

 

Eventi pubblici di sensibilizzazione

Il 15 novembre 2021, come evento conclusivo del progetto, si è svolta a Merano una mattinata di convegno aperto dedicata al tema giustizia riparativa come strumento di benessere della comunità, che ha visto un’ampia partecipazione. Il Convegno ha permesso non solo di iniziare una riflessione sull’approccio teorico e metodologico e sugli strumenti di giustizia riparativa e di condividerne i capisaldi, ma anche di rendere possibile un confronto rispetto alle esperienze vissute, agli esiti e alle prospettive delle azioni intraprese.

La gestione del conflitto mediato dall’approccio di giustizia riparativa ha stimolato ambienti sociali e rigenerato flussi di comunicazione e di relazione.

Dal progetto pilota alla città riparativa

Il progetto pilota si è concluso a gennaio 2022, ma, dato l’interesse e visto il riconoscimento della giustizia riparativa come strumento importante per l’approccio alla conflittualità, la collaborazione tra il Distretto sociale di Merano, il Comune di Merano e il Centro di Giustizia riparativa della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol ha proseguito e prosegue tuttora.

Ad oggi è attivo lo Sportello di mediazione sociale, si è approfondita e accompagnata la riflessione sul parco giochi iniziata, e se ne è aperta un’altra su un secondo parco giochi cittadino. Si è iniziato a dare corpo alla richiesta della Scuola professionale alberghiera «C. Ritz» di diventare «scuola riparativa» formando un gruppo di insegnanti e di studenti/esse per aprire uno sportello per la mediazione dei conflitti scolastici. E si è infine deciso di riaprire un tavolo di riflessione con i referenti meranesi dell’Istituto per l’Edilizia Sociale al fine di affrontare la tematica della conflittualità negli alloggi sociali e nei quartieri maggiormente a rischio di sviluppare tensioni e conflitti.

Siamo rimasti sorpresi di come si sia provato a trovare soluzione ad una problematica sociale.
sergey sukhov

La voce dei protagonisti

Abbiamo chiesto ai due referenti presso il distretto sociale di Merano di darci il loro punto di vista sul progetto.

Quale è stata la ricaduta sociale sulla città?

Nell’esperienza meranese, la gestione del conflitto mediato dall’approccio di giustizia riparativa ha stimolato ambienti sociali e rigenerato flussi di comunicazione e di relazione. L’obiettivo della risoluzione del conflitto o del problema non sempre si è potuto raggiungere, ma il percorso di avvicinamento, di rispetto e di inclusione è comunque avvenuto.

L’applicazione concreta del circle come strumento di mediazione tra cittadini/e con posizioni diverse ha permesso l’apertura al dialogo, al riconoscimento e al superamento di pregiudizi, all’ascolto autentico, alla comprensione di altri punti di vista e alla consapevolezza delle responsabilità individuali nel percorso di analisi e di risoluzione del conflitto.

L’approccio di giustizia riparativa, le azioni intraprese e gli interventi di mediazione hanno stimolato, nelle diverse comunità locali interessate, un approccio relazionale tra cittadini/e rivolto più all’inclusione che all’esclusione, alla considerazione e all’accettazione dell’essere e del pensare dell’altro, che ha permesso di valorizzare i luoghi e i loro abitanti e di riattivare un senso di condivisione, di solidarietà e di empatia.

Avete preso parte da persone attive e interessate ai tre community circles del progetto. Come descrivereste la vostra esperienza?

Lo strumento della giustizia riparativa è stato proposto in diversi momenti nella città di Merano, in varie occasioni, attraverso dei circles con la popolazione. La preparazione all’incontro da parte delle mediatrici di tutti i partecipanti ha prodotto un clima di fiducia e di autentico ascolto.

Essere partecipe a questi momenti è stato interessante perché ci ha permesso di porre l’attenzione in uno spazio condiviso su un tema portato e di sentirsi , anche personalmente, fuori dal ruolo istituzionale, parte della comunità. Siamo rimasti sorpresi di come si sia provato a trovare soluzione ad una problematica sociale. Ci sembra che quello che è accaduto sia che la gestione del problema, in modo condiviso e ragionato, ha favorito la creatività rispetto a soluzioni, magari precedentemente non immaginate. Essere capiti, accolti, ascoltati rivela una disponibilità inaspettata e sviluppa un senso di comunità rinnovato.

Dal progetto è nata l’idea di provare a rendere Merano una «città riparativa». Che cosa rappresenta per voi questa visione e concretamente come la immaginate?

Negli ultimi anni, la città di Merano da una parte ha sofferto di solitudine e dall’altra ha tentato di rivitalizzare il dialogo tra cittadini/e, creando occasioni di confronto, perlopiù con i rappresentanti politici. La dinamica creata generava spesso frustrazione da entrambe le parti.

Agli enti locali, alle scuole, ai servizi pubblici giungevano spesso richieste personali o individuali con la preghiera di trovare soluzioni ad hoc. Ma le soluzioni difficilmente posso essere trovate in questa maniera, poiché potrebbero creare malcontento altrove.

E quindi perché non uscire da questa dinamica e creare spazi condivisi, in cui tutti gli attori partecipanti, in base alla loro possibilità, ricercano e propongono risoluzioni condivise?

I servizi sociali del distretto di Merano hanno colto la necessità del cambiamento e grazie alle proposte del Cento di Giustizia Riparativa, alla mediazione sociale e alla capacità di negoziazione, sono stati più capaci di aprirsi al territorio, favorendo lo sviluppo dei circles cittadini.

Questa è la «Merano — città riparativa» che immaginiamo: un luogo dove le persone si incontrano e, in un clima di rispetto e fiducia, interculturale ed intergenerazionale, lavorano insieme per superare ostacoli e difficoltà e si riappropriano del ruolo attivo nella propria comunità. Quella che vorremmo costruire è una città viva, aperta, sensibile, capace di rialzarsi in un’ottica solidale e che non ha paura dei conflitti, ma che li affronta come un’utile risorsa.

Siete curiosi e volete avere più informazioni su questo progetto? Guardate questo breve filmato (in italiano e tedesco) appena pubblicato dal Centro di giustizia riparativa della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol! Grazie per averci ispirato!

Antonella Valer and Katja Holzner sono mediatrici di giustizia riparativa del Centro di giustizia riparativa della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. 
Contatto: giustiziariparativa@regione.taa.it

 

Published on 20 December 2022.